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Benevento, la città delle streghe

In breve

Non è un tour.
Non è folklore.
Non è una rievocazione.

È un attraversamento simbolico.

Benevento non è diventata “la città delle streghe” per caso.
La sua geografia, stretta tra fiumi e colline, ha custodito per secoli un immaginario legato al femminile, alla soglia, al mistero.

Qui il mito non nasce dal fantastico.
Nasce dalla stratificazione.

Dal culto di Iside.
Dalla memoria delle divinità legate alla notte.
Dalla trasformazione di antichi riti in superstizione.
Dal conflitto silenzioso tra ciò che era sacro e ciò che doveva essere cancellato.

Il mito delle Janare è l’eco di tutto questo.

 

Itinerario

Un percorso nel Femminile Sacro di Benevento


Giardini della Rocca dei Rettori

Il potere e il controllo. Dall’alto si domina la conca dei fiumi. Qui inizia la riflessione sul rapporto tra autorità e alterità: chi decide cosa è sacro e cosa è pericoloso?

Vico Cecia
Lo spazio urbano medievale. Vicoli stretti, ombre, intimità. Il mito si insinua nei luoghi dove la città si fa più silenziosa.

Campanile di Santa Sofia
Stratificazione. Il sito longobardo, oggi patrimonio UNESCO, testimonia il passaggio tra culture, culti, visioni del mondo.

 

Portico del Teatro Comunale e Atrio di Palazzo Collenea
La soglia. Il femminile come figura liminale: tra interno ed esterno, tra ordine e disordine.

Obelisco di Iside
La traccia concreta del culto isiaco. Benevento fu centro occidentale di una divinità legata a morte e rinascita. Qui il femminile non è paura, ma potere generativo.

Il Noce e San Barbato (memoria simbolica)
Secondo la tradizione, lungo il fiume Sabato sorgeva il Noce presso cui si celebravano riti antichi. La figura di San Barbato è legata alla sua distruzione, gesto che segna il passaggio simbolico tra culti precedenti e nuova fede. Ma abbattere un albero non significa sradicare un archetipo. Il mito sopravvive nella memoria collettiva, trasformandosi da rito in leggenda.

Ingresso del Duomo
Trasformazione. Il passaggio da culti antichi a nuove forme di fede. Il mito cambia nome, ma non scompare.

Calata Olivella
Discesa simbolica. La città come palinsesto, dove ogni pietra custodisce una sovrapposizione.

Teatro Romano
Il luogo collettivo. Qui il racconto si fa corpo. La danza dialoga con la memoria e restituisce al mito una dimensione contemporanea.

Un percorso urbano performativo

Attraverseremo il centro storico come un palinsesto da leggere.

Ogni tappa è una soglia.

La Rocca.
Santa Sofia.
L’obelisco di Iside.
Il Duomo.
Il Teatro Romano.

Non visiteremo semplicemente monumenti.
Li attraverseremo come simboli.

La narrazione storica si intreccia con interventi coreografici site-specific.
Il corpo dialoga con la pietra.
La città diventa scena.

Non spettacolo.
Non animazione.

Evocazione.

Per chi è questo percorso

Per chi non cerca un evento a tema.
Per chi vuole comprendere come nasce un mito.
Per chi sente che il femminile, nella storia, è stato prima venerato e poi temuto.

Per chi vuole leggere Benevento oltre la superficie.

Cosa resterà

Non “avrai visto le streghe”.

Avrai compreso perché questa città continua a evocarle.

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